Province e spending review
20 AGO 20

E’ facile fare dell’ironia o del sarcasmo (vedi il Foglio rosa) quando si parla di sopprimere o accorpare le provincie. Tutto sacrosanto, per carità. I costi. Gli sprechi. Lo sciovinismo antropologico italico. Ma allora aboliamole tutte (a proposito, sa nessuno quali sono le loro reali competenze? Gran tacere al riguardo: strade e scuole. Vale la pena tenerle in vita?). A questo punto anche le regioni sono forse troppe. Dei fazzoletti di terra insignificanti territorialmente, se paragonate agli analoghi comprensori europei. Allora cerchiamo di agire con più aderenza al reale scopo dei provvedimenti. Ad esempio tenendo conto dell’indice di produttività a base regionale di una data provincia per decretarne o no il mantenimento in vita. Oppure, pensiamo ai “comuni provinciali” sulla falsariga delle città metropolitane. Abbattiamo cioè solo i costi vivi della politica: poltrone, cariche e incarichi, consigli, giunte e non le funzioni amministrative (ricordo: su strade e scuole, che potrebbero benissimo passare ai “comuni provinciali”). L’Italia intera ringrazierebbe. C’è da ritoccare la Costituzione? Su, coraggio. Il governo Monti ha fatto di peggio!